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ven 01 gennaio 2010
Serenata Trio - Il salotto dell'ottocento

Intervista a Giuseppe Nova poche ore prima di un concerto con Rino Vernizzi e Giorgio Costa.Luglio settembre 1999

Serenata Trio - Il salotto dell'ottocento
Incontriamo Giuseppe Nova poche ore prima di un concerto con Rino Vernizzi e Giorgio Costa.

La prima domanda è sull'inizio della tua carriera.
Com'è iniziata la tua avventura flautistica?
Dopo il diploma al Conservatorio di Torino, a guardarmi attorno: concorsi, audizioni, corsi, in Italia ed Europa; volevo rendermi conto delle differenti Scuole e delle possibilità di studio e di lavoro. Ho voluto a quel punto provar il Consorso per l'ammissione al Conservatorio Superiore di Lione, ma nella classe di Larrrieu c'erano solo due posti per più di 90 candicati! Due prove impegnative, su programma libero e poi a distanza di un mese su programma imposto, in clima di grande tensione ed emozione; ma l'esmozione più grande è stata quando Alain Marion, Presidente della Commissione, alla fine delle prove è venuto a congratularsi con me: uno dei posti era mio!

Cosa significa studiare in un Conservatorio Superiore francese?
E' stata un'esperienza fondamentale, sia dal punto di vista umano che naturalmente musicale. Quattro anni intensi in un ambiente di alto livello: lezioni con Larrieu tutte le settimane, musica da camera e corale, orchestra, analisi, oltre al biennio di specializzazione in pedagogia.

Ed il passaggio dallo studio alla professione?
Ritornato in Italia, ho iniziato i primi impegni alla Scuola di Alto Perfezionamento di Saluzzo, come assistente di Marion e Guiot. Periodo intensissimo accanto a due grandi personalità, diverse e complementari: fantasia ed estro, a fianco del rigore e del rispetto profondo per la musica. Un'esperienza molto importante, anche per le condizioni di lavoro ideali a Saluzzo, che mi ha permesso di maturare ed acquisire una maggior consapevolezza nel rapporto con gli allievi e con la professione. In seguito sono aumentati gli impegni nell'insegnamento, si sono affiancate l'Accademia di Pescara, la Fondazione Musicale di Aosta, il lavoro di assistente al Conservatorio di Ginevra e recentemente una classe all'Arts Academy di Roma. Durante l'anno tengo anche diverse Master Class; il clima é più informale, ed anche se i ritmi sono intensi, è più facile socializzare e confrontarsi, esperienze fondamentali per una buona crescita artistica. A questo proposito mi piace ricordare il Master primaverile che tengo da tre anni a Koblenz, in Germania; insegnanti prestigiosi, un ambiente internazionale (nella mia classe c'erano allievi dal Giappone, Corea, Germania, Russia, Belgio, Italia), condizioni di lavoro e di svago ottimali, ed in più il mio Corso è parallelo a quello di Rampal: birre e aneddoti per tutta la serata.

Dunque un grande impegno nell'insegnamento?
Ritengo importantissimo dedicarsi alla didattica, naturalmente occorre interesse e predisposizione oltre ad una grande passione per un lavoro faticoso e a volte ingrato. Soprattutto per chi appartiene alla mia generazione, é doveroso trasmettere le conoscenze e l'esperienza acquisita anche in un ambito internazionale ad allievi spesso dotati di indubbia personalità, ma con molte incertezze sulla metodologia e sulla disciplina del lavoro.

Come si è svolto il resto delle sue attività?
Orchestra ne ho fatta piuttosto poca, principalmente con la RAI e con I Filarmonici di Torino; mio grande interesse è stato invece sviluppare accanto all'insegnamento, l'attività solistica e cameristica. Incontrare colleghi e amici, ritrovarsi per qualche giorno per le prove ed i concerti, condividere e confrontare le proprie idee, muoversi in equilibri delicati, sempre diversi e coinvolgenti.

Veniamo quindi alla formazione ed al programma del CD
L'obiettivo, con Rino Vernizzi e Giorgio Costa, è la riscoperta del patrimonio strumentale italiano dell'ottocento, repertorio troppo spesso trascurato, ma che contiene l'enorme ricchezza espressiva del melodramma ed una straordinaria lezione di fantasia e di artigianato compositivo. Con loro è un piacere lavorare, e la riscoperta di brani inediti crea un clima suggestivo: riportare nell'aria musiche ormai dimenticate, poter reinventare, con un flauto-soprano, duetti e cabalette con un baritono baldanzoso come il fagotto di Rino! Soprattutto all'estero ci è sembrato doveroso far conoscere il nostro patrimonio musicale, e in tutti i luoghi in cui siamo stati, dalla Francia alla Svizzera, al Belgio alla Germania, abbiamo ricevuto grandissimi riconoscimenti.

Quali possibilità formative sono offerte ad un Diplomato, anche in rapporto al passato?
Quindici anni fa era quasi pionieristico cercare delle occasioni di studio all'estero, eravamo pochi avventurieri. Ora fortunatamente, complice la maggior agilità negli spostamenti, le possibilità ad alto livello in Italia e all'estero sono molte e mi auguro vadano di pari passo con un aumento anche di prospettive di lavoro, inoltre la grande diffusione della musica stampata e registrata ha ulteriormente migliorato le cose.

Il rapporto con Larrieu mi sembra particolarmente significativo
Con Maxence si è sviluppata nel tempo una grandissima amicizia, è un artista e un flautista straordinario, una personalità non sempre comprensibile immediatamente, ma unica. Ha contribuito profondamente alla mia formazione e così, dopo gli anni a Lione, è iniziata una collaborazione divenuta molto intensa: concerti, corsi, registrazioni (sono appena usciti i concerti per due flauti e orchestra ed é in preparazione un lavoro con il pianoforte), oltre naturalmente a lunghe chiacchierate, vacanze, buoni ristoranti...

Cambiando argomento, cosa pensa dell'evoluzione del flauto e che strumento usa?
La tecnologia ha portato delle accelerazioni esponenziali: ora anche i flauti da studio hanno una qualità elevata. Però, in particolare nelle testate, la tecnologia è solo un supporto al lavoro artigianale, le intuizioni ed il bagaglio di esperienze, direi quasi alchemiche, sono imprescindibili; chi ha visitato il laboratorio di Albert Cooper a Londra, ne ha avuto la piacevole conferma.
Attualmente suono con un flauto d'oro Yamaha ed una testata di un artigiano svizzero, Giorgio Pedrolini. Con gli ingegneri Yamaha ho una stretta collaborazione: mi interessa seguire la ricerca e l'evoluzione dello strumento, provare i prototipi, dare suggerimenti, trarne delle riflessioni. Giorgio Pedrolini è un artigiano molto sensibile, attento alla ricerca ed alla sperimentazione e, come dicevo prima, con importanti intuizioni.
Naturalmente non bisogna perdere di vista la costante attenzione alla musica, non cadere nell'inquieta e continua ricerca di uno strumento, spesso rincorrendo mode e condizionamenti, dimenticando che quasi sempre il vero problema non è lì. Certo un buon strumento è fondamentale, ma una preparazione culturale più ampia, la musica da camera, l'attenzione e l'ascolto degli altri strumenti, specialmente la voce e gli archi, sono certamente modi migliori per crescere come persona e musicista.

Quali sono i suoi auspici per il futuro?
Il mio augurio è naturalmente di una diffusione sempre maggiore della cultura musicale. Spero che finalmente si attesti l'enorme importanza pedagogica e sociale della musica e che la pratica di uno strumento sia introdotta sin dall'inizio della formazione scolastica. Per il mondo del flauto spero che, anche grazie a bellissime iniziative come la vostra, che si affianca a quella decennale dell'Accademia Italiana del Flauto, si riesca a formare una mentalità più aperta e preparata. Non un concetto vero e proprio di Scuola, ma un'identità nella quale un bilanciamento tra il nostro patrimonio artistico e le esperienze internazionali degli ultimi anni, possano contribuire ad un più alto livello di preparazione generale per permettere l'affermazione dei talenti e delle individualità.

Altro da aggiungere...
I migliori auguri a FaLaUt per il successo di questa straordinaria avventura.